Del Natale. Dei preparativi e dei postumi.

Ultimo giorno di novembre. Iniziano i conti alla rovescia, ché tra una settimana si fa l’albero, tra due iniziano a chiederti “Cosa fai a capodanno?!” e fra tre sarai a tavola a sbucciare mandarini e pistacchi e spolverare via un po’ di zucchero a velo dai pantaloni. Perché tra l’eterno dilemma Pandoro-Panettone, io vado di Pandoro. 

Tempo di luci e decorazioni. Fuori e dentro casa. Sarebbe anche tempo da nevicata copiosa ma su questo versante inizio a essere pessimista. 

Tempo di telefonate, ché se cucino i ravioli va bene o preferite i pansotti col sugo di noci? E l’insalata russa la fai tu? Ah quindi abbiamo due primi e tre secondi? Cosa dici basterà o avremo fame?! 

Ne consegue il tempo dei postumi, ovvero: della palestra, degli Squat come se non esistesse un domani e degli addominali come se Jill Cooper ti stesse minacciando e neanche troppo velatamente.

Natale è Natale. Con tutti i suoi riti, le sue tradizioni e le riunioni di famiglia. Natale passa in un lampo e un po’ ci resti anche male perché Santo Stefano  è  già meno coinvolgente.  

Questa è la fase in cui si aspetta, la più bella. Come quando la sera della vigilia, da bambino, preparavi latte e biscotti da lasciare a Babbo Natale e volevi correre a letto per far arrivare al più presto il mattino ma allo stesso tempo non volevi addormentarti, perché tutto sarebbe finito troppo in fretta. 

L’attesa, in tutte le cose, è sempre la parte migliore. 

È tempo di dire “Buona attesa”. 

   
   

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