Vecchioni, le parole ed io.

Ci sono libri che si fanno leggere senza opporre la minima resistenza. Sono quei libri che già dalla copertina si mostrano al lettore nella loro intima bellezza. Non sono oggetti, non sono cose da riporre su uno scaffale. Sono pezzi di vita che, solo quando avrai il coraggio di aprirli e leggerli, ti accorgerai essere anche un po’ la tua.  

Ho comprato Il libraio di Selinunte di Roberto Vecchioni. Esiste anche una  sua canzone, che porta lo stesso titolo e racconta la storia che trovate tra quelle pagine. 

Non voglio anticiparvi molto, vi basti sapere che ci sono una libreria, un piccolo uomo che la gestisce, una montagna di libri e richiami alle maggiori e più belle opere di tutti i tempi. Vi basti anche sapere che c’è un bambino che di nascosto, la notte, ascolta il libraio leggere per ore. 

Una cosa su tutte mi ha stupito di questo libro: con il suo modo di raccontare, ché ti sembra di averlo lì a fianco con la sua voce tranquilla, Vecchioni riesce a farci entrare nel libro, nella storia. Quel bambino all’improvviso ero io, che dimenticavo il tempo mentre le parole scorrevano tra le pagine. 

Le parole sono il centro di questo libro, sono il protagonista silenzioso che reclama voce e attenzione. Perché le parole vanno conosciute, calibrate e protette. Non si può buttarle lì a caso, non si può lasciare che sia il vento a dar loro una direzione. Le parole vanno custodite dentro opere millenarie, dentro libri che le proteggano. E vanno fatte uscire solo se si è in grado di dare loro la giusta importanza. 

Ho sempre letto molto, potrei circondarmi solo di libri per essere felice. Ho sempre ascoltato molto: le favole da bambina, i racconti di vita vera, vissuta da nonni e genitori. Ho sempre pensato prima di parlare. 

Credo che Il libraio di Selinunte sia un libro-non libro, un romanzo-non romanzo. Credo che sia qualcosa di prezioso da rileggere quando dimentichiamo quanto sia importante il valore delle parole. 

Credo che non ci sia al mondo niente di più bello della capacità di parlare, leggere, scrivere e raccontare. 

Ad ogni termine associamo un concetto, perché funziona così. 

Un libro non potremmo mai chiamarlo diamante, ma credo che il concetto di libro vada persino oltre questo. Tutto ciò che di bello c’è attorno a noi è classificato con un nome ma nel nostro cuore avrà mille e più sfumature. 

Questo romanzo è una di quelle cose belle che troviamo lungo il nostro cammino e chiunque lo leggerà, dovrà chiamarlo libro, salvo poi pensarlo con cento altre definizioni. 

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