AGLI ASTRONAUTI, GLI ESPLORATORI E I SOGNATORI. TUTTI

“Cosa vuoi fare da grande?”

La domanda che ha segnato l’infanzia di tutti noi. (Assieme a: “E la fidanzatina/il fidanzatino, ce l’hai?). Le risposte più gettonate, da che mondo e mondo, sono sempre state: l’astronauta, l’esploratore,lo scrittore o il dottore e tutto ciò che comporta grandi sfide e tanta gloria. Riguardo alla situazione sentimentale, potevamo cavarcela con un “sono fidanzato, ma lui/lei non lo sa ancora”:

Bei tempi.

Oggi la musica è un po’ cambiata. Hai studiato, magari ti sei laureato, probabilmente non vuoi più andare sulla luna, chè dopo aver visto la mitica Cristoforetti ti è venuto il complesso di inferiorità. Ti resta una cosa da fare: cercare lavoro.

In tutto questo cercare (e non trovare), mantieni un sogno nel cassetto, forse lo stesso che avevi da piccolo. Cerchi e sogni, sogni e cerchi e intanto il tuo curriculum arriva sin negli anfratti più nascosti della città e non solo.

Non pensare che, in tutto questo, qualcuno si sia dimenticato della tua vita amorosa. Solo che la domanda, adesso, è un’altra:“E quando ti sposi?”. 

In attesa che  tutti si preoccupino anche di quando diventerai genitore, ti ricordi di quel sogno che hai custodito con gelosia, aprendo il cassetto quel tanto che basta per fargli prendere un po’ d’aria ma senza sgualcirlo.

Lui è sempre lì, splendente e per nulla consumato dal tempo. Potrebbe essere la cosa più strana del mondo come la più banale. Viaggiare per il mondo, imparare a fare il gelato, andare a vivere sui monti e fare il pastore. Magari hai sempre sognato di partecipare a una vendemmia, di fare un corso di fotografia o di andare a fare surf in California. Tutte cose che, con un po’ di buona volontà, potrebbero anche essere fattibili.

Poi ci sono io, che ho sempre sognato di aprire una piccola libreria nel centro di Genova. Qualcosa di accogliente, dove poter sorseggiare tazze di thè caldo tra gli scaffali, con poltrone morbide e un bancone con una cassa di quelle antiche con i tasti dorati. Ogni dettaglio è stampato nella mia mente e mentre, sognando a occhi aperti, scelgo il colore della carta da parati, sento già il peso di due grandi colossi dell’editoria abbattersi sul mio piccolo paradiso.

Potrei ripiegare sul romanzo che avrei sempre voluto scrivere e, anche se già immagino Umberto Eco guardarmi un po’ perplesso, potrei quasi decidere di sostenere il suo sguardo e lanciarmi nel mondo degli scrittori emergenti.

Perchè questo è quello che farebbe un bambino. Lui ci crederebbe. Un bambino che vuole andare sullo spazio, si avvolge di carta stagnola e parte verso l’infinito. Poco gli importa se da Cape Canaveral hanno approvato il lancio.

Ecco cosa dovremmo fare. Anche solo per un giorno, vivere il nostro sogno.

Prendere carta e penna e iniziare a scrivere come se avessimo il premio Strega già in mano, indossare un cappello stile Indiana Jones e inoltrarci nel bosco verso nuove avventure.

Anche se solo per cercare funghi.

Ai sognatori.

Tutti.

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