Di luci. Di Natale e di Luci di Natale

C’è  sempre una luce che ti scalda il cuore.

La torcia sotto le coperte, quando da bambino leggevi il tuo libro preferito durante un temporale.  La lampadina soffusa che accendi di prima mattina, che ancora non hai voglia di illuminare a giorno l’intera cucina e bevi il caffè sospeso in quel tempo che esiste tra il letto e il mondo. Il lampione sotto casa, quello che disegna ombre che ormai conosci a memoria ma che ogni sera apprezzi come se fosse la prima volta. Perchè quelle luci e quelle ombre, stanno lì per dirti che sei arrivato a casa.

Le luci accese negli appartamenti che si intravedono dalle finestre. Ecco, ti scaldano il cuore perchè sono una di quelle cose che sanno di famiglia, di biscotti appena sfornati e di disegni fatti con un pennarello che non vuole saperne di lavarsi via dalle mani di un bambino. Dietro a quelle finestre ci sono infinite storie e le noti molto di più la sera, quando la luce oltre i vetri si accende e mostra pezzetti di vita che in pieno pomeriggio rischieresti di ignorare.

Con oggi, poi, manca poco più di un mese al Natale, il periodo delle luci per eccellenza. Ne trovi di ogni tipo e colore, in strada e nelle case. Lo spirirto natalizio colpisce tutti, anche i più burberi che fingono indifferenza. Le strade si colorano e ovunque ti trovi c’è sempre qualche musica di sottofondo. L’otto dicembre, come vuole la tradizione, scatta l’impresa del secolo e niente e nessuno potrà far saltare i tuoi programmi: cascasse il mondo, quel giorno, si farà l’albero di Natale. Un rito senza tempo, fatto sempre nello stesso modo. Chè è da quando sei piccolo che ognuno ha il suo ruolo: uno si occupa delle luci, uno dei decori e uno supervisiona il tutto (un po’ più a destra, un pò più a sinistra, lì c’è uno spazio vuoto…). E andresti avanti così per ore, sei convinto che se ci fosse un campionato mondiale di alberi di Natale, lo vinceresti. L’otto dicembre è uno di quei giorni in cui fai squadra con la tua famiglia e tutto il resto scompare. Roba da non rispondere al telefono, non aprire la porta se suona il campanello e rimandare tutti gli altri impegni.

Poi spegni le luci. Ed ecco fatto. L’albero è pronto e non hai mai visto luci più belle, anche se sono le stesse dell’anno scorso.

Perchè le luci lo sanno fare. Riportarti là, da dove ti eri allontanato quando la vita ti ha trascinato nei suoi impegni quotidiani.

E ti si scalda il cuore.

Se poi nevica, sarà l’apoteosi del Natale.

 

 

 

 

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