Once upon a time…Tiffany

C’era una volta…

-un re! diranno subito i miei piccoli lettori.

No, non sto per raccontarvi la storia di Pinocchio, ma di un marchio che è diventato simbolo di eleganza in tutto il mondo, da ben 175 anni. Truman Capote e  Audrey Hepburn, hanno fatto sognare intere generazioni, mostrandone lo stile. In molti avranno già intuito quale sarà l’oggetto misterioso, protagonista di questo post, ma non preoccupatevi. Non scriverò la solita storia romantica.

Quindi, ricominciamo da dove ci eravamo interrotti.

C’era una volta…

…un pettirosso, un giovane intraprendente e una luccicante New York, a fare da sfondo alla storia.  Iniziamo dal giovane, lui è Charles Lewis Tiffany, figlio di un imprenditore nel settore tessile, che all’età di venticinque anni, apre una cartoleria insieme ad un amico. Da lì a poco, inizierà a trattare anche articoli di gioielleria e come sia andata, se abbia avuto successo o meno, lo sappiamo tutti. Tiffany, oggi, rappresenta non solo il sogno di ogni donna ma anche una delle più importanti catene di gioiellerie nel mondo.

Questa, però, non è una novità. Ed è qui che entra in gioco il pettirosso, nello specifico il pettirosso americano. Sì, perchè la fortuna del brand dipende in buona parte da lui. Quando pensiamo a Tiffany, la prima cosa che ci viene in mente non sono i gioielli, ma la famosa scatoletta che li racchiude. Quel bellissimo colore tra il verde e il turchese, infatti, esiste in natura e sono proprio le uova del pettirosso in questione ad avere questa particolare gradazione di azzurro.

Nel caso in cui però, qualche fan sfegatato, dovendo rinfrescare i muri, volesse ridipingerli con il color Tiffany, avrebbe vita difficile perchè non riuscirebbe a trovarlo. Il colore, la scatoletta stessa, il nastro di raso bianco che la avvolge e il nome: Tiffanay Blue Box, sono tutti marchi registrati e protetti da Copyright. L’ntento è quello di far percepire che anche la confezione è un prodotto elitario, concesso solo a chi si reca e compra in uno dei negozi della catena.

La prima volta in cui si decise di usare il color Tiffany, fu per la copertina del Tiffany Blue Book, l’annuale raccolta delle più belle creazioni realizzate. Charles Lewis, scelse il colore delle uova del pettirosso e da allora quella tonalità divenne il vero brand dell’azienda. Il pantone di riferimento, riporta il codice 1837, anno di apertura del primo negozio a New York.

Tiffany ha fatto la storia. Truman Capote  ne ha parlato tra le sue pagine, Audrey Hepburn ne ha rappresentato l’eleganza e lo stile, il pettirosso ci ha messo del suo.

Più di recente, a mettere ancora una volta in luce lo storico marchio, è stata l’uscita del film Il Grande Gatsby. I gioielli Tiffany, infatti, sono stati largamente utilizzati sul set e in occasione della proiezione nelle sale, le vetrine di Tiffany sono state decorate con torri di champagne, diamanti e pilastri di cristallo.

Il successo della Tiffany blue box, comunque, risale al 1886, quando per la prima volta venne usata come confezione del Tiffany setting, l’anello di fidanzamento per eccellenza.

Da allora, noi donne lanciamo messaggi neanche troppo velati. Lasciamo riviste “casualmente” aperte proprio in quella pagina dove tutto luccica, anche la carta del giornale. Navighiamo in internet, lasciando il pc aperto sul sito Tiffany&co, sempre casualmente, si intende. E se proprio il partner non vuole capire, gli sottoponiamo la visione di tutti i film in cui, prima o dopo, spunterà la scatoletta magica. Scena alla quale seguirà un nostro puntuale commento. Non faccio esempi perchè noi donne in questi casi abbiamo molta fantasia e il repertorio è vastissimo.

Morale della favola…

Cari signori, ringraziate pure Mr. Charles Lewis Tiffany. Lui è la causa dei nostri atti persecutori nei vostri confronti.

 

 

 

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